Luglio 5, 2020

DIFENDIAMO L’UNITÀ DEL PAESE

Che cos’è l’autonomia differenziata

E’ un oggetto misterioso, che pur prefigurando pesantissime conseguenze per tutto il Paese, per il Sud e per la vita materiale di milioni di persone, è oscurata nel discorso pubblico o trattata in modo confuso e marginale.
Si tratta di una serie di intese di alcune regioni del nord (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) con il Governo per annettersi, in virtù di un’interpretazione estrema e forzata dell’art.116 della Costituzione come modificato nel 2001, la piena competenza su materie cruciali, fra cui sanità, istruzione, trasporti e infrastrutture, ricerca scientifica, beni culturali, sicurezza sul lavoro, tutela dell’ambiente, perfino rapporti internazionali.
Ogni regione “autonoma” tratterrebbe per sé una quota consistente delle imposte riscosse, (il residuo fiscale), sottraendolo alla redistribuzione nazionale e alla gestione unitaria statale.
Non potendo fare deficit, lo Stato ridurrebbe le risorse per i servizi sanitari, sociali, culturali e le infrastrutture delle regioni più povere (se Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna trattenessero la maggior parte delle imposte erariali, l’importo gestito dallo Stato si ridurrebbe conseguentemente).
Tutto questo avverrebbe senza che il Parlamento possa entrare nel merito, se non con una mera ratifica.

Quali conseguenze per il Sud, per il Paese

Ad essere penalizzate sarebbero le regioni più povere, in particolare quelle meridionali, che stanno già pagando un prezzo insostenibile alla crisi economica, in termini di povertà, disoccupazione, disuguale distribuzione di risorse e servizi, devastazioni ambientali, emigrazione giovanile a vantaggio dei territori più ricchi.
L’autonomia differenziata significa frantumazione del sistema scolastico con programmi diversi da regione a regione, abolizione del valore legale del titolo di studio e definitiva privatizzazione di scuola e università, ulteriore divario del sistema sanitario nazionale, cancellazione del contratto nazionale di lavoro, deregolamentazione in materia ambientale: il tutto alla mercé dell’orientamento politico della singola regione.

Diciamo NO! Fermiamo la “secessione dei ricchi”

E’ urgente bloccare questo processo che porta alla disgregazione economica, sociale e culturale del Paese, alimentata da pregiudizi e false convinzioni sui livelli di spesa del Sud, e innesca pericolose spinte all’accaparramento, alla prevaricazione, all’individualismo, alla competizione fra territori, all’autarchia (perché, per esempio, dovremmo comprare beni i cui proventi vanno a beneficio fiscale di altre regioni?).

È urgente che, al contrario, siano messe in atto politiche di redistribuzione delle ricchezze, in termini di servizi, risorse, infrastrutture. Attuare davvero la Costituzione, la Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Facciamo appello ai parlamentari, alle forze politiche e sindacali, ai comitati, al mondo della cultura e dell’informazione, alla mobilitazione popolare: fermiamo questo disegno!